Cocopro, coc(c)odè, coconews e l’importanza di FARE RETE

Pubblicato: 1 febbraio 2012 in News, VIDEO
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Basta poco e una mano diventa una gallina… o un, più generico, pollo. Cocopro, coc(c)odè, coconews. Cosa vogliamo dire con questo? Che oltre alla situazione effettiva del precariato nel giornalismo, un altro aspetto su cui vorremmo riflettere insieme è l’immagine stessa degli operatori dell’informazione.

Siamo sicuri che ciò che ascoltiamo, leggiamo ma, soprattutto, vediamo rappresenti davvero la figura “ideale” del giornalista? Le donne e gli uomini davanti alla tastiera, di fronte alla telecamera, dietro a un microfono sono a rischio di improbabili trasformazioni genetiche? E’ troppo tardi per immaginare un giornalismo meno siliconato, pompato, urlato, brizzolato, gasato, vanesio e – magari – più competente?

Oggi Giornalismoprecario vuole porre l’accento sui modelli (non sempre positivi) che prevalgono nel nostro settore e sottolineare l’importanza di fare rete per stimolare una riflessione comune e, forse, orizzonti giornalistici maggiormente esaltanti.

Uno spunto ce l’ha offerto GIULIA, la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome, che vuole ripensare alla figura della donna nelle redazioni e, più in generale, al diritto d’informare e di essere informati. Tra le priorità in agenda quello di «dire no all’uso della donna come corpo, oggetto, merce e tangente; abuso cui corrisponde una speculare sottovalutazione delle sue capacità e competenze». Ecco manifestare le Giulie di Giulia in Piazza del Popolo a Roma, in occasione del concerto dell’11 dicembre 2011 “Se non le donne chi?” organizzato dal movimento SE NON ORA QUANDO? Un video di Antonella Andriuolo per Rassegna.it (fonte youtube).

A tal proposito, noi di Giornalismoprecario, ricordiamo il significativo documentario di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne”, che vi invitiamo a vedere (o a rivedere!) sul sito http://www.ilcorpodelledonne.net a questo link.

” La scrittura femminile, più di quella maschile, è costruita sulla ricerca della verità.
Scrivere è riflettere su se stesse, guardare a costo di trovare il buio e l’orrore.
E’ questo l’estremo coraggio dello sguardo. “

Un’altra redazione “rosa” è quella di Uno sguardo al femminile un mensile che vuole raccontare del mondo e dei suoi fatti oltre l’apparenza attraverso gli occhi delle donne, così “sensibili, attenti, concentrati e profondi”. Una sfida che hanno raccolto Ilaria Biancacci, Marta Facchini e Marisa Labanca creando un portale ricco e interessante, che parla di Donne e Cultura, Donne e Politica, Donne e Scienza e Donne e Società. Questo è il loro logo (già disponibile sulla pagina di Giornalismoprecario Adesioni).


Ma la domanda resta aperta: lo stereotipo dominante del giornalista e della giornalista dei tempi moderni (confronta sopra) rappresenta il nostro concetto di Giornalismo? Aspettiamo le vostre riflessioni all’indirizzo giornalismoprecario@libero.it.

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